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2 years ago
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E’ morta Alda Merini. Milano perde un’altra fiammella di cultura.

VisualizzaAltre fotoTagCommentiCondividiInviaFavoritoTwitterFacebookAlda MeriniCome una “piccola ape furibonda” alla quale piace “cambiare di colore e di forma”, punto di riferimento per chi ama una poesia irruenta che come un fiume in piena è difficile arginare, si e’ spenta oggi a Milano Alda Merini. Considerata una delle più grandi poetesse del Novecento, la Merini aveva 78 anni.

Il padre era funzionario delle Assicurazioni Generali Venezia e la madre casalinga. Non potendo frequentare il liceo Manzoni perché respinta in Italiano, per gli studi superiori frequenta l’Istituto professionale Laura Solera Mantegazza e, contemporaneamente, si dedica allo studio del pianoforte.

Ha esordito giovanissima, nel 1947, a soli sedici anni, sotto l’attenta guida di Angelo Romanò e Giacinto Spagnoletti. Ma il ‘47 fu anche l’anno in cui si manifestarono i primi sintomi di quella malattia che la accompagnerà per buona parte della sua vita. Per Questo venne internata per un mese nella clinica Villa Turro.

Nel ‘50 Spagnoletti pubblicò nell’antologia Poesia italiana contemporanea 1909-1949 le due liriche Il gobbo e Luce. L’anno successivo, le stesse liriche, insieme con altri due componimenti, vennero incluse da Vanni Scheiwiller nel volume Poetesse del Novecento, su consiglio di Eugenio Montale e Maria Luisa Spazian. La sua prima vera raccolta di poesie, è però La presenza di Orfeo, uscita da Schwarz nel 1953 con una presentazione dello stesso Spagnoletti. Fu un grande successo di critica. Si intuì subito quali erano i temi cari alla scrittrice, temi che ritroviamo ancora oggi nelle sua poesia: la presenza forte, quasi invadente, del mistico intrecciato all’erotico, che dona luci ed ombre ma che genera un’immediatezza della scrittura che colpisce al cuore chi legge.

Nel periodo che va dal ‘50 al ‘53, la Merini frequenta Salvatore Quasimodo, al quale dedica le Due poesie per Q., edite ne Il volume del canto. Nel ‘53 sposa Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie a Milano. Nel ’55 nasce la prima figlia. Nel ‘65 viene internata nel manicomio Paolo Pini, dal quale uscirà definitivamente solo nel ‘72 — a parte brevi periodi durante i quali ritorna in famiglia e nascono altre tre figlie — ma l’alternanza di periodi di lucidità e follia continua fino al ‘79, quando il silenzio è finalmente rotto e la Merini inizia a lavorare su quello che è considerato il suo capolavoro: La Terra Santa, vincitrice del Premio Librex Montale nel ‘93.

La Terra Santa inaugura una poetica diversa che si fa carico dell’esperienza del manicomio e che, deforma la realtà sotto la lente crudele e spietata della follia. In questi versi, il delirio ci dona solo un’immagine del vero che sublima e ritrova allo stesso tempo, come in un gioco terribilmente macabro, separandosene e ravvicinandosi in un balletto di atroci emozioni.

Nell’81 muore Ettore Carniti. Rimasta sola, inizia un’amicizia a distanza con il poeta tarantino Michele Pierri. L’intesa fra i due si fa sempre più forte.

E’ una tranquillità solo apparente, però, perché il demone della follia si riaffaccia e la Merini sperimenta altre torture all’ospedale psichiatrico a Taranto.

Nell’86 fa ritorno a Milano e riprende a frequentare gli amici di un tempo. Ricomincia a scrivere affiancando poesia e prosa: Delirio amoroso, scritto nell’89, e Il tormento delle figure, del ‘90, sono i capolavori di questi anni.

Nel ‘93 viene pubblicata la raccolta Titano amori intorno, dallo stile più colloquiale rispetto alle precedenti. Nello stesso periodo esce la prosa La pazza della porta accanto e nel ‘94 il volume Sogno e poesia, con venti incisioni di venti artisti contemporanei.

Nel ‘95 viene data alle stampe la raccolta Ballate non pagate e nel ‘96 le viene aggiudicato il Premio Viareggio per la Poesia. Nel 1996 Alda Merini viene proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall’Académie française.

Del ‘97 è la raccolta La volpe e il sipario. Sempre del ‘97 un’antologia del lavoro dell’autrice, curata dall’amica Maria Corti, dal titolo Fiore di poesia 1951-1997.

Nel 2002 esce per Frassinelli Magnificat. Un incontro con Maria, dove la Merini evoca la Vergine Madre, nel settembre dello stesso anno, le vale il Premio Dessì per la Poesia. Si sono occupati di lei, fra gli altri, Oreste Macri’, David Maria Turoldo, Salvatore Quasimodo, Pier Paolo Pasolini, Carlo Batocchi, Maria Corti, Giovanni Raboni.

“I poeti non credono alle date, credono che la loro storia cominci dalla presenza”, per questo non vogliamo ricordare oggi come il giorno della sua morte, ma come un passaggio da uno stato ad un altro.

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