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2 years ago
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A Pavia tornano i Grandi di Spagna. Una mostra imponente.

Velasquez, ritratto di uomo.Dal 7 ottobre al Castello Visconteo di Pavia “Da Velàzquez a Murillo”: 40 opere prestate dall’Ermitage nella città teatro della battaglia che assicurò agli iberici il Ducato di Milano.

Si racconta che i volti tenebrosi dei personaggi dipinti da Jusepe de Ribera (1591-1652) spaventassero persino i suoi committenti. Uno dei quali bruciò un ciclo di suoi quadri perché la moglie, atterrita dagli angeli e dai demoni che le costellavano casa, partorì un figlio deforme. Leggende. Certo è che il maestro spagnolo non risparmiava dettagli macabri, utili a caricare di un senso tragico la scena, accentuato dai bagliori delle luci in luoghi calati nel buio pesto. Esattamente come in uno dei capolavori in mostra da domani al Castello Visconteo di Pavia: il San Pietro penitente, di impressionante realismo, con le mani grinzose del santo che sembrano uscire dalla cornice per afferrarti un braccio.

Sotto il titolo “Da Velázquez a Murillo. Il secolo d’oro della pittura spagnola nelle collezioni dell’Ermitage”, sfilano una quarantina di pezzi usciti dai depositi del museo di San Pietroburgo, titolare di una galleria dedicata alla pittura iberica frutto della passione dell’imperatore Alessandro I. L’interesse di Pavia per questo genere di raccolta non è un mistero. Negli ultimi anni il Comune ha portato avanti una politica espositiva fatta di eventi legati alla storia del territorio. Storia che dopo il 1525, con la battaglia di Pavia, dove proprio gli spagnoli diedero botte da orbi ai francesi assicurandosi il Ducato di Milano, ha visto dispiegarsi un’epoca a lungo ritenuta buia, ma nella quale studi recenti hanno invece identificato un’analogia con il Siglo de oro spagnolo, a giudicare dal feeling che nacque fra i nuovi dominatori, la città e i suoi ambienti culturali.

Proprio l’Università di Pavia ha istituito da un decennio un laboratorio di ispanistica le cui ricerche hanno messo in luce molti punti di contatto fra le esperienze artistiche condotte dai maestri spagnoli e lombardi, fra barocco e realismo. Con 420mila euro – che per una mostra di qualità è una cifra astronomica - il Comune ha ideato questa esposizione che non è il classico evento blockbuster allestito per la felicità del pubblico di massa dei torpedoni. Stretto un accordo con l’Ermitage - che in cambio dei prestiti (gratuiti) ha chiesto di affidare ai suoi stessi curatori lo studio di opere della loro collezione che nemmeno ricordavano di possedere – ecco un percorso che restituisce bene l’invenzione spagnola di un naturalismo ad alto tasso di teatralità, capitolo straordinario della storia della pittura europea animato da talenti come Zurbaran, Velazquez o Murillo, ma anche nomi meno noti ma conturbanti come Alonso Cano e Juan del Maso, le cui opere documentano le committenze del clero insieme ai gusti degli incarichi di corte. A partire dal San Fernando di Zurbaran, santo guerriero con la mise di un cortigiano, dalla Testa maschile di Velazquez, spedito in Italia da Filippo IV per sbirciare le eredità di Caravaggio, o dalla gigantesca Immacolata concezione di Murillo che strizza un occhio all’amore sacro e uno a quello profano. (Chiara Gatti - Il Corriere della Sera)

Al Castello Visconteo di Pavia, fino al 17 gennaio.
Tel 0382304816. www.museicivici.pavia.it

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