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2 years ago
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Il ragazzo aveva 16 anni. Insieme all’amica, fa sesso col figlio e riprendono col cellulare.

RagazziProsciolta perché incapace di intendere e volere, la donna è separata e ha altri due bimbi già dati in affido.
Non aveva nemmeno 16 anni Paolo (nome di fantasia) quando ha trovato il coraggio di raccontare tutto. Era poco più che un bambino quando, davanti agli assistenti sociali che lo seguivano per uno specifico programma di reinserimento in famiglia, ha raccontato degli abusi subiti da sua madre e dall’amica di lei, dei rapporti incestuosi, delle foto scattate col cellulare e poi spedite, via Mms, a un uomo della Bergamasca ora accusato di istigazione alla violenza sessuale. A distanza di due anni la vicenda è finita nella mani del giudice Italo Ghitti, in un processo a porte chiuse presso il tribunale a Monza.

Il ruolo dell’uomo
Il ragazzino, secondo l’accusa formulata dal pubblico ministero Alessandro Gentile, fu coinvolto in rapporti sessuali incestuosi con la madre e con un’amica di quest’ultima. Il tutto filmato e fotografato da un telefonino per essere poi inviato a un terzo soggetto, conoscente dell’amica. Il ruolo dell’uomo non sembra marginale, perché, secondo la ricostruzione degli inquirenti, pare che l’imputato non si sia limitato a ricevuto i messaggini con il cellulare, ma abbia anche avanzato delle richieste e incaricato le due donne di fornirgli immagini con pose sessuali precise.

Prosciolta la madre
Ben diversa la posizione della madre del 16enne, che nella fase istruttoria dell’inchiesta è stata dichiarata incapace d’intendere e di volere ma non socialmente pericolosa, e quindi prosciolta dalla gravi accuse di concorso in violenza sessuale. Accuse, dalle quali invece si dovrà difendere l’amica, una donna quarantenne, residente nel Lecchese, che all’epoca dei fatti viveva con la mamma e il 16enne perché ospitata temporaneamente nella casa di Besana Brianza, tetro scenario degli incontri sessuali.

Gli altri due fratellini
La posizione del padre del ragazzo è parsa fin da subito chiara: l’uomo viveva con la convivente ma era totalmente all’oscuro di cosa stesse succedendo all’interno delle mura domestiche.
La situazione familiare era comunque molto degradata tanto che anche gli altri due fratellini più piccoli erano stati allontanati ed affidati ai servizi sociali. La vittima, invece, stava seguendo uno specifico programma di reinserimento in famiglia e per questo motivo viveva a casa. Dopo il racconto ai Servizi sociali, il ragazzo è stato immediatamente allontanato della famiglia d’origine ed affidato a nuovi genitori, dove da due anni cerca solo di dimenticare e costruirsi una vita. (Neidar Paulist)

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