2 years ago
Il preside non voleva rovinare «il buon nome della scuola». Pena di 5 anni al dirigente di Quarto Oggiaro per omissione. Undici all’insegnante.
Le motivazioni della sentenza di condanna, del 7 maggio.
Il preside decise di non denunciare gli abusi compiuti dal maestro nei confronti dei suoi alunni «nella speranza che la situazione in qualche modo si risolvesse da sola rimanendo segretata tra le mura scolastiche, sì da non recare pregiudizio al buon nome dell’istituto (secondo il noto adagio “i panni sporchi si lavano in casa”». Lo scrivono i giudici della nona sezione penale del Tribunale di Milano nelle motivazioni della sentenza con la quale, lo scorso 7 maggio, hanno condannato un insegnante di una scuola elementare a 11 anni per violenza sessuale e maltrattamenti e il dirigente scolastico dell’istituto a 5 anni e mezzo per concorso omissivo nelle violenze.
Secondo il presidente del collegio Annamaria Gatto, estensore delle 167 pagine di motivazioni, Fausto Caielli, il preside della scuola di Quarto Oggiaro, non solo non denunciò gli abusi compiuti dal maestro Antonio Silvestre dal settembre 2007 al dicembre dello stesso anno, ma ha anche «accuratamente evitato … di porre in essere qualunque iniziativa, anche volta solo ad avere una migliore conoscenza dei fatti preferendo ed, anzi, volontariamente scegliendo l’inerzia e con ciò dimostrando di essere non solo negligente ma anche dolosamente determinato a non adempiere al suo obbligo».
Nelle motivazioni si dà conto della segnalazione che un insegnante rivolse al preside già il 15 novembre 2007. I giudici parlano di «totale disinteresse» e «assoluto immobilismo» da parte del dirigente scolastico che sperava, secondo i giudici, che il silenzio sugli abusi «durasse fino a quando la vicenda non fosse in qualche modo rientrata senza creare ulteriori problemi a lui e danni al buon nome della scuola».
